Home Due ruote e un Diario VERGOGNA NAZIONALE : CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER GIOVANNI IANNELLI

VERGOGNA NAZIONALE : CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER GIOVANNI IANNELLI

da Lisa Bartali

Scrivo fiumi di dolorose parole mentre Carlo Iannelli mi parla al telefono. Carlo è il babbo di Giovanni Iannelli, ciclista dilettante che lo scorso Ottobre ha perso la vita a soli 22 anni durante l’87° Circuito Molinese a Molino dei Torti . Di incidenti nel ciclismo se ne vedono tanti, e come disse mio nonno Gino a mio padre da ragazzo: “Il ciclismo è uno sport pericoloso, trovati un lavoro di ufficio”. Questa tragedia però, che segna nel profondo una famiglia, oltre che tutta la comunità di Prato, poteva essere scongiurata.

Ci sono regole ben precise che sono state violate,

– mi spiega Carlo – nel regolamento della F.C.I sono previsti almeno 100 mt di transenne prima e 50 mt dopo la linea di arrivo. ALMENO significa che in caso la strada si presenti pericolosa, così come riconoscono gli stessi organizzatori, è doveroso prendere delle cautele di sicurezza maggiori. Invece, non arrivavano a 40 i metri di transenne prima del traguardo. 

Questa è una vergogna nazionale e sono a chiedere giustizia per Giovanni.”

Ho raccolto l’appello di Carlo di parlare di questa vicenda, perché la superficialità con cui è stata trattata è imbarazzante. Imbarazzante è tutta la questione della sicurezza in strada, dentro e fuori dalle competizioni ciclistiche.

“”La vita di mio figlio è stata spezzata da una vera e propria corsa a ostacoli. NON UNA, MA DECINE ERANO LE COLONNE LUNGO LA STRADA, i pali e altri ostacoli senza la benché minima protezione a pochi metri dalla linea d’arrivo. A parte le transenne, su quello spigolo tagliente di mattoni, non c’era un materasso, non c’era una balla di paglia, non c’era un po’ di gomma piuma, non c’era nessuna cautela.

Inoltre un’altra grave negligenza è stata quella di scegliere quella strada come rettilineo di di arrivo di quella corsa, negligenza che è costata la vita a Giovanni ed archiviata dal Collegio di Giuria come “NIENTE DA SEGNALARE”

La dinamica: mancano circa 100 mt al traguardo, è’ il momento della concitata volata finale di gruppo. Giovanni Iannelli, che spinge al massimo, procede a 70 km/h. Sbanda a sinistra probabilmente per un contatto subito da un altro corridore. Urta con il pedale ed il piede sinistro la prima colonna, poi tragicamente colpisce la testa sullo spigolo di una seconda colonna, di fianco. Il casco si divide in due e Giovanni muore sul colpo.

Quel percorso che doveva essere transennato, non è protetto.

Cos’altro manca da dire? Che Carlo ne sa qualcosa di corse e regolamenti. E’ stato per dieci anni Presidente della Ciclistica Pratese 1927,  otto anni nel Comitato Regionale Toscano, oltre che componente del Tribunale Federale della F.C.I. Che cosa posso chiedere a un padre disperato dopo questo racconto? Interrompo il silenzio al telefono per sapere come Carlo stia agendo in termini legali. “Sono stati aperti tre fascicoli d’indagine ed altrettante procure stanno silenziosamente lavorando. Quanto è accaduto però deve restare sotto i riflettori. Proseguo questa battaglia per Giovanni e per tutti quei ragazzi che hanno perso ingiustamente la vita in bicicletta, per tutti quei corridori, di oggi e di domani, che devono essere tutelati.”

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La battaglia di Carlo è anche la nostra battaglia

Noi, ciclisti di ogni bicicletta e di ogni città, chiediamo sicurezza in strada. Chiediamo normative più severe e provvedimenti sicuri per chi non rispetta la legge. Basta con questa superficialità, con questa ipocrisia.

Carlo si ricorda bene di nonno Gino e della Cicli Bimm di Prato, la fabbrica di biciclette Cicli Bartali. Parlando mi viene da fare un collegamento spontaneo con il tragico episodio della morte di Giulio Bartali, fratello minore di Gino, travolto da un auto durante una corsa per dilettanti. Una famiglia sconvolta.. proprio come quella di Carlo.

“Giovanni era un ragazzo esemplare. Un vero Sportivo, sia fisicamente che mentalmente. Uno che ha sempre fatto lo Sport così come si dovrebbe fare. Mi diceva sempre:

Babbo … io fin dove arrivo con le mia gambe mi va bene,

tutto il resto non mi interessa: Babbo … non sono io che vado piano, sono gli altri che vanno troppo forte; Babbo … quando si arriva nei finali di corsa, io ho le gambe in croce e gli altri danno gas; Babbo … io in questo ciclismo non mi ci riconosco più …”

Nel nome di Giovanni Iannelli chiediamo insieme a Carlo che sia fatta giustizia, perché non devono più accadere incidenti assurdi. Perché le strade, anche per chi gareggia, devono essere sicure. E le leggi, oltre che adeguate, devono essere rispettate.

 

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1 commento

Veeg90RPM 31 Gennaio 2020 - 14:51

Una vicenda dolorosa e terribile che dimostra nuovamente la sciatteria e l’incompetenza nella gestione di queste competizioni.

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