Home Due ruote e un Diario LA NASCITA DELLA BICICLETTA: DAI DISEGNI DI LEONARDO DA VINCI AL CICLISMO EROICO

LA NASCITA DELLA BICICLETTA: DAI DISEGNI DI LEONARDO DA VINCI AL CICLISMO EROICO

da Lisa Bartali

E’ stata stabilita una data per la nascita della bicicletta: 12 giugno 1817.  In realtà sono stati ritrovati progetti su un mezzo di trasporto molto simile alla bicicletta odierna nel Codice Atlantico (1480-1510), merito di Leonardo da Vinci. La mente instancabile di questo genio toscano, che si occupo’ di architettura, anatomia, ingegneristica, scultura, scenografia e molto altro, disegnò una rudimentale bicicletta: due ruote della stessa dimensione, una sorta di manubrio-timone e una trasmissione a catena azionata da un meccanismo a pedivelle.

Si suppone che tale “macchina”, disegno riproposto in copertina al mio articolo, sia stata ideata come applicazione alle macchine volanti a cui Leonardo dedicò i suoi studi. Forse per questo col tempo totalmente trascurata e scollegata dall’idea della bicicletta, pensata invece come mezzo di locomozione di superficie.

Il giorno 12 giugno 1817 coincide con l’origine della “draisina”,

ideata dal barone tedesco Karl Drais von Sauerbronn, che si ispirò al“celerifero” del conte Mède De Sivrac. Un mezzo composto da legno ed elementi in ferro, costituito da un essenziale telaio con ruote fisse e senza alcun pedale.  Era il 1791. La draisina aveva qualcosa in più: uno sterzo sulla ruota anteriore, che rese il mezzo “efficiente” e quindi di maggior interesse.

Solo nel 1855 pierre Michaux, che di mestiere faceva il fabbro, applicò alla draisina un pedale sulla ruota anteriore. Il figlio di Michaux migliorò il mezzo applicando ben due pedali identici; in tal modo non era più necessario darsi la spinta da terra per mettere in movimento la bicicletta.

Furono Guilmet e Meyer che nel 1867 che si avvicinarono al modello “dimenticato” di Leonardo da Vinci,

dotando la bicicletta di una trasmissione a catena sulla ruota posteriore. Il primo velocipede a Firenze comparve l’anno seguente, 1868, alle Cascine. Modello attribuito al Signor Favre, di Voiron, che venne a Firenze pubblicizzando e divulgando la sua macchina con l’idea di aprire un deposito. Prima ancora che in Italia, la bici si diffuse in Francia, Inghilterra, Germania. E ci volle del tempo per comprenderne la genialità dell’invenzione. Basta pensare che l’idea di Leonardo da Vinci rimase in stallo per secoli. Durante il periodo di Firenze capitale d’Italia, la bici fu novità di svago per i tutti i ceti sociali ma principalmente per i nobili.

Il primo club ciclistico fiorentino risale al 1869, il VELOCE CLUB.

L’associazione si impegnò nell’organizzazione della prima corsa agonistica, rivolta anche a partecipanti di altre nazioni: la Firenze- Pistoia. I partecipanti gareggiavano su velocipedi di vari modelli,  la maggior parte di fabbricazione francese. 2 h e 12 minuti il primo classificato. Al contempo si diffuse il “biciclo”di James Starley, con la ruota anteriore più grande, che permetteva di raggiungere maggiori velocità anche se decisamente difficile da manovre per via dell’altezza del mezzo.

Nel 1889 John Boyd Dunlop, scozzese, ottenne il brevetto per l’invenzione della gomma pneumatica.

La nascita della bicicletta, inizialmente concepita come svago nel tempo libero, portò grande interesse nell’ambito agonistico. In questo periodo si svolsero i primi campionati italiani. Le corse si intensificarono a partire dal 1890 con la costruzione dei Velodromi per le gare su pista. Tra le prime corse a grande distanza: la Cecina- Follonica, la Milano-Brescia-Milano e la Firenze-Montecatini. Nel 1896 la bici fu dotata di lampada elettrica con dinamo. Erano gli anni delle prime selle regolabili, dei primi cambi sperimentali.

La moda di questo velocipede sembrò avere un momento di crisi tra gli ultimi anni dell’Ottocento e l’ inizio del nuovo secolo.

Il ‘900 portò incertezze in tutta Europa, sia a livello politico-economico che sociale. Il 1909 fu l’anno del primo Giro d’Italia, recentemente festeggiato per il suo centenario ( non si gareggiò durante la guerra.. ). Il fenomeno del Giro incrementò le vendite delle bici, e la due ruote iniziò a farsi conoscere maggiormente attraverso la stampa. Fu proprio per un discorso agonistico e sportivo che la bicicletta divenne “famosa”. Negli anni ’20 furono messi a punto i freni e la prima sorta di cambio. Inizialmente c’erano poche possibilità. Si utilizzava lo scatto fisso in pianura e quando iniziava la salita ci si fermava, si scendeva dalla bici, si sganciava la ruota portando la catena sul pignone più grande. Il tutto portava via molto tempo.

Il Vittoria Margherita fu il cambio con cui iniziò a correre mio nonno,

si doveva spostare una leva laterale per aumentare o diminuire la tensione della catena. Si poteva anche non scendere dalla bici, nella migliore delle ipotesi. Macchinoso, ma un bel passo in avanti. Oltre al Giro d’Italia si continuavano a disputare gare per tutto l’anno. Corse che duravano anche 14 ore. Il Ciclismo eroico non fu un nome causale.

Si correvano tappe con una media di 300 km; alcune prevedevano un percorso di oltre 400 km.

Si partiva di notte e si arrivava il pomeriggio del giorno seguente. Imprese “eroiche”, su strade sterrate, senza comunicazioni radio, senza biciclette di ricambio. La tappa più lunga del Giro d’Italia fu la Lucca-Roma 430 km, era il 28 maggio 1914. L’ anno in cui nacque mio nonno Gino.

Altro cambio da Bartali utilizzato fu il Campagnolo Corsa, evoluzione del Vittoria Margherita, ma sempre complesso da utilizzare. Tramite due leve fissate al telaio, con una si doveva allentare la ruota mentre con l’altra si spostava la catena. Il tutto andando senza scendere di bicicletta, facendo un lavoro manuale e intanto sbirciando indietro.

La nascita della bicicletta non è proprio da attribuirsi a 200 anni fa,

ma fu nell’Ottocento che prese campo continuando tutt’oggi ad evolversi. La bici ha avuto sempre difficoltà nell’affermarsi e le automobili ne hanno danneggiato la diffusione, ma credo profondamente in questo mezzo nel nostro presente e per il nostro futuro. Che sia di utilizzo nel quotidiano, che sia il nostro allenamento del week-end, che sia agonismo.

 

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